Come si misura la sostenibilità dei processi di relazione del corpo esteso?

Persone riunite intorno a un tavolo per valutare sostenibilità e processi di relazione

Nel precedente articolo ho definito i processi di relazione del corpo esteso come tutti i vettori relazionali che collegano la persona a se stessa, agli altri, allo spazio, al tempo e al pianeta.

Il passaggio successivo è capire come osservare la qualità di questi processi. Se una relazione produce effetti, la domanda diventa: quali effetti la rendono sostenibile e quali, invece, la portano progressivamente a consumare le condizioni su cui si basa?

Per me questo è il punto centrale. La sostenibilità non riguarda soltanto la quantità di risorse utilizzate o l’impatto ambientale. Riguarda anche il modo in cui una relazione mantiene, rigenera oppure deteriora le condizioni che permettono alle parti coinvolte di continuare a esistere e a funzionare nel tempo.

Quello che segue non vuole essere un sistema definitivo di misurazione. È una prima proposta di criteri per rendere osservabile qualcosa che spesso rimane astratto. I parametri dovranno poter essere discussi, verificati, corretti e adattati ai diversi contesti.

Schema

Processo di relazione
Una parte del sistema entra in relazione con un’altra.

↓

Effetti
La relazione modifica le condizioni delle parti coinvolte.

↓

Valutazione
Si osserva se quelle condizioni vengono preservate, migliorate o deteriorate.

↓

Sostenibilità del processo
La relazione può continuare nel tempo senza consumare le condizioni che la rendono possibile.

Che cosa significa misurare un processo di relazione?

Misurare non significa necessariamente attribuire un numero a ogni aspetto della realtà.

Significa prima di tutto stabilire che cosa osservare, con quali criteri e rispetto a quali conseguenze. Alcuni fenomeni possono essere descritti attraverso dati quantitativi: consumo di risorse, emissioni, reddito, ore di lavoro, accesso ai servizi, tempi di spostamento. Altri richiedono anche valutazioni qualitative: fiducia, sicurezza percepita, autonomia, qualità delle relazioni, senso di appartenenza.

Il punto non è trasformare ogni esperienza in un indice. Il punto è evitare che gli effetti di una relazione restino invisibili solo perché sono difficili da quantificare.

Il criterio di base: preservare le condizioni della relazione

Propongo di partire da una domanda semplice:

Questo processo preserva, migliora o deteriora le condizioni che permettono alle parti coinvolte di continuare a esistere e a funzionare nel tempo?

Una relazione può produrre un vantaggio immediato e allo stesso tempo consumare progressivamente le condizioni su cui si basa.

Un’attività economica può generare profitto mentre impoverisce il territorio da cui ricava le proprie risorse. Un’organizzazione può aumentare la produttività mentre porta le persone all’esaurimento. Una città può crescere mentre riduce gli spazi verdi e aumenta il tempo necessario per spostarsi. Una persona può ottenere un risultato ignorando sistematicamente i propri limiti fisici.

In tutti questi casi il processo funziona nel breve periodo, ma indebolisce le condizioni della propria continuità.

Cinque parametri per osservare la sostenibilità

Per rendere questa domanda più concreta, propongo cinque parametri di osservazione.

1. Capacità di preservare e rigenerare

Il primo parametro riguarda la capacità del processo di mantenere o rigenerare le risorse e le condizioni che utilizza.

Una relazione sostenibile non può consumare indefinitamente ciò da cui dipende. Questo vale per un ecosistema, per una comunità, per una relazione di lavoro e per il corpo individuale.

2. Distribuzione degli effetti

Il secondo parametro riguarda chi riceve i benefici e chi sostiene i costi.

Un processo può apparire efficiente per una parte del sistema perché trasferisce altrove una parte consistente dei propri costi. Accade quando un prodotto è economico perché il costo ambientale viene sostenuto da un altro territorio, oppure quando una struttura funziona perché una parte delle persone coinvolte assorbe un carico sproporzionato.

Osservare la distribuzione degli effetti significa quindi rendere visibili anche le esternalità.

3. Autonomia e capacità di azione

Il terzo parametro riguarda gli effetti del processo sulla capacità delle parti di mantenere autonomia, possibilità di scelta e capacità di risposta.

Una relazione diventa fragile quando una parte dipende completamente dall’altra senza disporre di alternative, informazioni o strumenti per modificare la propria posizione.

Questo vale nelle relazioni personali, economiche, politiche e tecnologiche.

4. Effetti nel tempo

Il quarto parametro riguarda la distribuzione temporale delle conseguenze.

Una scelta può essere vantaggiosa oggi e generare un costo tra dieci o cinquanta anni. La sostenibilità richiede quindi di osservare quanto del beneficio resta nel presente e quanto del costo viene trasferito al futuro.

Questo parametro è particolarmente importante quando le persone che subiranno le conseguenze non possono ancora partecipare alla decisione.

5. Capacità di correggere il processo

Il quinto parametro riguarda la possibilità di ricevere feedback e modificare il funzionamento della relazione.

Nessun sistema complesso può prevedere in anticipo tutte le conseguenze delle proprie decisioni. Per questo un processo sostenibile deve poter riconoscere gli effetti indesiderati e correggersi.

Trasparenza, accesso alle informazioni, possibilità di critica, verifica dei risultati e pluralità dei punti di vista diventano quindi elementi della sostenibilità stessa.

Come applicarli ai cinque vettori del corpo esteso

I parametri possono essere applicati ai cinque vettori definiti nell’articolo precedente.

Nel rapporto con se stessi si può osservare se le proprie abitudini preservano energia, salute, capacità di recupero e autonomia oppure producono un progressivo deterioramento.

Nel rapporto con gli altri si può osservare come vengono distribuiti potere, cura, responsabilità, tempo e possibilità di scelta.

Nel rapporto con lo spazio si può valutare se l’uso di un luogo ne preserva accessibilità, qualità, sicurezza e capacità di rigenerazione.

Nel rapporto con il tempo si può osservare quanto una scelta trasferisca conseguenze al futuro e quanto tenga conto della continuità tra generazioni.

Nel rapporto con il pianeta si possono valutare consumo di risorse, capacità rigenerativa degli ecosistemi, emissioni, biodiversità e altri effetti materiali.

Lo stesso parametro può quindi assumere forme diverse a seconda del vettore osservato.

Che cosa può essere misurato e che cosa deve essere interpretato?

Una parte dei processi può essere osservata attraverso indicatori relativamente precisi. Un’altra parte richiede interpretazione.

Il consumo energetico può essere misurato. Anche la qualità dell’aria, il reddito, il tempo di lavoro o l’accesso a un servizio possono essere descritti attraverso dati.

La fiducia, il senso di sicurezza, la qualità di una relazione o la percezione di autonomia richiedono invece strumenti diversi: questionari, interviste, osservazioni, confronto tra punti di vista.

Questo non rende tali dimensioni meno importanti. Significa semplicemente che la complessità del corpo esteso richiede sia dati quantitativi sia informazioni qualitative.

Responsabilità e potere non sono distribuiti allo stesso modo

La misurazione dei processi di relazione deve tenere conto anche della diversa capacità degli attori di produrre effetti.

Un singolo cittadino, una grande impresa e un governo partecipano allo stesso sistema, ma non hanno lo stesso potere di modificare una filiera, una normativa o un’infrastruttura.

Per questo la responsabilità è distribuita ma non è uguale. Un criterio di sostenibilità che ignorasse le differenze di potere rischierebbe di attribuire ai singoli costi e responsabilità che appartengono soprattutto a soggetti con una capacità decisionale molto maggiore.

Come evitare una normatività totalizzante?

Qui emerge una questione delicata. Chi decide quali parametri utilizzare? Chi stabilisce quale livello di impatto sia accettabile? E chi controlla chi misura?

Un sistema di valutazione del corpo esteso non dovrebbe trasformarsi in uno strumento centralizzato che stabilisce dall’alto un unico modello corretto di vita, comportamento o organizzazione sociale.

I criteri devono essere trasparenti, discutibili, verificabili e modificabili. Devono inoltre poter essere osservati da più punti di vista, perché una stessa relazione può produrre effetti diversi su soggetti diversi.

La funzione dei parametri è rendere visibili le conseguenze e migliorare la qualità delle decisioni, non definire una norma totale a cui ogni individuo debba conformarsi.

Uno strumento di osservazione, non una formula definitiva

Questi cinque parametri rappresentano quindi una prima struttura di lavoro:

  1. preservazione e rigenerazione delle condizioni utilizzate;
  2. distribuzione degli effetti tra le parti;
  3. autonomia e capacità di azione;
  4. effetti nel tempo;
  5. capacità di feedback e correzione.

Il loro valore dipenderà dalla capacità di applicarli a casi reali e di verificare dove funzionano, dove risultano insufficienti e dove devono essere modificati.

È qui che il concetto di Società Consapevole può diventare operativo: non attraverso una definizione astratta di ciò che è giusto, ma attraverso la capacità di osservare gli effetti delle relazioni, confrontarli e correggere i processi che consumano le condizioni della vita collettiva.

Il passaggio successivo sarà quindi applicare questi criteri a casi concreti, per capire se riescono davvero a distinguere un processo sostenibile da uno che lo è solo in apparenza.

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