Dalla cura di sé alle decisioni politiche: un metodo per osservare, scegliere e migliorare
Come possiamo orientarci verso una vita più sostenibile, quando ogni nostra scelta si inserisce in una rete di conseguenze che attraversa il corpo, le relazioni, i luoghi e il pianeta? E come può la stessa prospettiva aiutare una comunità o un’amministrazione pubblica a prendere decisioni più responsabili?
Negli articoli dedicati al corpo esteso ho descritto le interdipendenze che rendono possibile la nostra esistenza e introdotto alcuni criteri per valutarne la sostenibilità. Qui desidero mostrare l’utilità pratica di quel quadro teorico. Al centro della proposta si trova uno strumento semplice: una griglia dei processi di relazione, attraverso cui ciascuno può riconoscere gli ambiti della propria vita sui quali esercitare attenzione, acquisire competenze e orientare le proprie azioni. Lo stesso principio può essere applicato ai processi collettivi.
Questa riflessione riprende materiali da me elaborati per due progetti di libro: «Atlantide» (2021) e «Abitare il corpo esteso – Verso una sostenibilità sistemica della vita» (2026). Entrambi sono manoscritti ancora in bozza e mai pubblicati.
Dal pensiero sistemico a una pratica di orientamento
Le conoscenze sul carattere relazionale della vita costituiscono il punto di partenza. Ecologia, psicologia, scienze sociali e studi sui sistemi complessi hanno prodotto strumenti preziosi per comprendere le interdipendenze tra individui, ambienti e organizzazioni. Il mio intento è utilizzare questo patrimonio per costruire un riferimento operativo accessibile: una struttura che aiuti a passare dalla comprensione delle connessioni alla cura consapevole dei processi che le attraversano.
Questo orientamento dialoga con tradizioni scientifiche e filosofiche differenti. La teoria generale dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy (1968) mette in evidenza l’organizzazione e le relazioni fra componenti. Gregory Bateson (1972) ha studiato i circuiti di comunicazione e retroazione che attraversano mente, società ed ecologia. Jay W. Forrester (1961) ha sviluppato modelli dinamici basati su accumuli, flussi, ritardi e retroazioni; Donella H. Meadows (2008) ne ha mostrato l’utilità per comprendere questioni ambientali e sociali.
Il pensiero complesso di Edgar Morin (1990) invita a collegare parti e insieme, discipline e prospettive. Nell’ambito della fisica, Ilya Prigogine e Isabelle Stengers (1984) hanno esplorato l’irreversibilità e i fenomeni lontani dall’equilibrio: le applicazioni alle relazioni sociali richiedono modelli e verifiche specifiche. Gli studi di Humberto Maturana e Francisco Varela (1980) sull’autopoiesi offrono ulteriori strumenti concettuali per comprendere l’organizzazione dei sistemi viventi. Ogni contributo conserva il proprio campo di validità e aiuta a formulare domande più precise.
Un passaggio particolarmente importante per questo modello emerge nella cibernetica di secondo ordine. Heinz von Foerster (2003) ha spostato l’attenzione dai sistemi osservati ai sistemi che osservano: anche l’osservatore entra nella descrizione, con le proprie distinzioni e azioni. In molte impostazioni scientifiche classiche la separazione tra osservatore e oggetto di studio è stata un criterio metodologico; questa prospettiva riflessiva rende esplicito che, nei processi umani e sociali, chi osserva partecipa alle dinamiche che cerca di comprendere. Le riflessioni di Maturana e Varela sul rapporto fra conoscere e vivere contribuiscono a questa impostazione. La cibernetica di secondo ordine è una corrente specifica del pensiero sistemico: altre teorie della complessità affrontano aspetti diversi dei sistemi.
Per comprendere la natura dinamica delle relazioni, considero particolarmente significativo il lavoro dell’antropologo Tim Ingold. In «Siamo linee. Per un’ecologia delle relazioni sociali» (2020), Ingold critica l’immagine della società come insieme di punti già costituiti, collegati da segmenti di rete, e propone di pensare i viventi come linee di vita che si muovono, si incontrano e si intrecciano. Il nodo, nella sua prospettiva, è un annodamento di traiettorie, non il punto d’origine immobile dei legami. La persona stessa, immersa nel tempo, può essere pensata come una linea: le sue esperienze, i suoi spostamenti e i suoi rapporti contribuiscono a tracciarne il percorso. Questa lettura offre una chiave feconda per pensare la storicità e la trasformazione continua dei processi del Corpo Esteso. La griglia che propongo adotta però, per uno scopo specifico, una rappresentazione inizialmente più semplice: una mappa dei legami resa leggibile dal punto di osservazione della persona. La mappa e la trama di linee descrivono così due modi diversi di guardare agli stessi processi, senza far coincidere la mia griglia con la meshwork di Ingold.
Un riferimento decisivo per la dimensione psicologica e identitaria del Corpo Esteso è il filosofo norvegese Arne Næss. Nella prospettiva dell’ecologia profonda, Næss ha esplorato l’identificazione con gli altri viventi e con la natura come via di ampliamento del sé: prendersi cura dell’ambiente può diventare parte della realizzazione di sé, perché ciò con cui ci identifichiamo entra nell’orizzonte di ciò che sentiamo come nostro (Næss, 1989). Nel Corpo Esteso riprendo questo problema dell’identificazione e lo estendo alla trama biologica, sociale, culturale e materiale da cui dipende l’esistenza individuale. La griglia dei processi di relazione rappresenta la mia proposta per portare tale riconoscimento dentro una pratica di osservazione e ricerca della sostenibilità.
Su questo sfondo, la griglia dei cinque processi di relazione è una mia proposta concettuale e pratica. Le cinque direttrici costituiscono categorie operative per orientare l’osservazione. La loro utilità può essere studiata attraverso applicazioni in contesti reali, criteri espliciti e verifiche degli effetti su scala individuale, sociale ed ecologica.
Negli appunti preparatori di Società Consapevole definivo questa prospettiva una «cultura dei processi». L’obiettivo è coltivare la capacità di stare intenzionalmente nei processi, osservandone gli effetti mentre evolvono. Un traguardo desiderabile fornisce la direzione; il processo è il luogo in cui apprendiamo, interveniamo e rivediamo le nostre scelte. Il miglioramento diventa così una pratica continuativa, aperta al mutamento delle condizioni e delle conoscenze.
Visualizzare la griglia: la persona come punto di osservazione
Immaginiamo un punto al centro di un reticolo: la persona, assunta provvisoriamente come riferimento dell’osservazione. Da quel punto si distinguono cinque direttrici: la relazione con sé stessi, con gli altri, con lo spazio, con il tempo e con il pianeta. Ogni direttrice è una famiglia di processi da esplorare. L’intreccio reale è enormemente più ramificato di questa rappresentazione: ogni relazione ne attraversa molte altre, si articola in sottoprocessi e produce effetti che si propagano in più direzioni. Le cinque direttrici sono quindi una semplificazione intenzionale e dichiarata, utile a identificare i legami principali e a orientarsi nella trama biologica, psicologica, sociale, materiale e ambientale da cui dipende la vita. La griglia serve a rendere osservabile una porzione del Corpo Esteso, non a riprodurne tutta la complessità.
La posizione centrale della persona ha una funzione operativa. Ciascuno osserva la realtà dal proprio punto di vista e, dalla propria esperienza, riconosce le relazioni sulle quali può incidere e individua gli strumenti di cui dispone. A cambiare è il punto di osservazione, mentre il sistema resta interconnesso. Le cinque direttrici si sovrappongono e si influenzano reciprocamente: la qualità del lavoro riguarda il tempo, la salute, gli altri e l’ambiente; una decisione abitativa coinvolge lo spazio, le risorse economiche e i rapporti familiari.
Il centro della griglia è mobile: ogni persona è per così dire un nodo del reticolo (anche se in realtà gli intrecci e i nodi relazionali in cui ciascuno è coinvolto sono molteplici) e può osservare i processi a partire dalla propria posizione. Chi osserva è anche coinvolto in ciò che osserva: le sue abitudini, le parole e le scelte entrano nelle relazioni e ne influenzano, in misura diversa, gli sviluppi. L’effettiva capacità di incidere dipende dalle risorse, dai vincoli e dal potere decisionale di ciascuno. Riconoscersi parte del reticolo apre uno spazio d’azione e di responsabilità: ogni persona può interrogare le cinque direttrici e individuare, da dove si trova, quali processi rendere più sostenibili.
Per comprendere perché una configurazione apparentemente statica possa essere utile, immaginiamo di osservare per un istante un tessuto organico: le cellule sembrano occupare posizioni relativamente stabili e possiamo riconoscere le loro connessioni. È una fotografia che facilita l’identificazione delle parti e dei legami. Ma quelle cellule scambiano continuamente materia e segnali, cambiano, si muovono, nascono e muoiono. Se seguissimo nel tempo i loro percorsi e le trasformazioni delle loro relazioni, il disegno mostrerebbe traiettorie, intrecci e annodamenti, più vicini all’intuizione delle linee di Ingold. Lo stesso vale per le persone: una mappa del reticolo può offrirci una sezione provvisoria dei rapporti che ci costituiscono, mentre la dimensione temporale restituisce storie, movimenti e trasformazioni. Nel Corpo Esteso la visione semplificata e momentaneamente statica è un espediente cognitivo per riconoscere i legami e favorire l’identificazione psicologica con il sistema; il sistema reale resta dinamico.
La dimensione psicologica e identitaria è centrale in questo passaggio. Comprendere intellettualmente di essere interdipendenti è una cosa; includere le condizioni e le relazioni della propria esistenza nella rappresentazione di sé è un’esperienza differente. Il concetto di Corpo Esteso esplora proprio la possibilità che il senso di appartenenza trasformi il modo in cui percepiamo vulnerabilità, conseguenze e responsabilità. Si tratta di una proposta interpretativa, che richiede un confronto con la psicologia ambientale e sociale e verifiche delle sue implicazioni: l’identificazione può orientare la cura, mentre l’azione concreta dipende anche dalle risorse, dai vincoli e dai poteri disponibili. La griglia permette di passare da questo riconoscimento identitario all’esame dei processi sui quali è possibile intervenire.
La griglia permette di effettuare uno zoom. Prima restituisce una visione d’insieme; poi consente di concentrarsi su un processo specifico, chiedendosi quanto sia sostenibile, quali effetti produca e quali discipline possano aiutare a prendersene cura. In questo passaggio l’interdipendenza acquista una forma utilizzabile nella vita quotidiana.
Cinque processi di relazione, cinque porte d’accesso alla sostenibilità
Per ciascuna direttrice possiamo formulare una domanda di sostenibilità e riconoscere pratiche o discipline che contribuiscono a esplorarla. Gli esempi seguenti costituiscono un repertorio aperto: ogni persona sceglie gli strumenti adatti ai propri bisogni, alle risorse disponibili e alle conoscenze pertinenti.
1. La relazione con sé stessi
Quale rapporto intrattengo con il mio corpo, con la mia mente, con i miei bisogni e con i miei limiti? Il processo riguarda la salute fisica e psicologica, il riposo, l’alimentazione, la capacità di riconoscere ciò che provo e la possibilità di costruire un rapporto rispettoso con la mia identità. Posso osservare, per esempio, se i ritmi della mia vita sostengono il benessere oppure generano un logoramento crescente.
Tra gli strumenti a disposizione rientrano la psicoterapia, quando pertinente, l’attività fisica, lo yoga, la meditazione, le pratiche di consapevolezza corporea e l’educazione alla salute. Ogni disciplina offre possibilità differenti, con finalità e livelli di evidenza propri. La scelta nasce dall’osservazione di un bisogno concreto e dalla valutazione delle condizioni personali.
2. La relazione con gli altri
Come costruisco, mantengo e trasformo i miei legami? La sostenibilità di una relazione può essere interrogata attraverso la reciprocità, il rispetto dei confini, la distribuzione delle responsabilità, la qualità del dialogo e la possibilità di affrontare i conflitti. La famiglia, le amicizie, i gruppi di lavoro e le comunità sono contesti nei quali questi processi assumono forme diverse.
La comunicazione efficace e assertiva, l’ascolto attivo, la metacomunicazione, la mediazione, l’educazione emotiva, la pedagogia relazionale e le pratiche di collaborazione offrono strumenti per agire su questa direttrice. Nella dimensione collettiva entrano in gioco anche la psicologia sociale e il social design, utili a progettare forme di cooperazione e partecipazione.
3. La relazione con lo spazio
Come abito, utilizzo e trasformo i luoghi in cui vivo? La casa, il quartiere, la scuola, il luogo di lavoro e la città influenzano le nostre possibilità di movimento, incontro, riposo e partecipazione. Osservare questa relazione significa chiedersi quanto gli ambienti siano salubri, accessibili, accoglienti e capaci di sostenere la vita di chi li attraversa.
A seconda della scala, diventano pertinenti l’ergonomia, la progettazione accessibile, l’architettura sostenibile, l’urbanistica, la mobilità attiva e la progettazione partecipata degli spazi. Anche riorganizzare un ambiente domestico in modo che risponda meglio ai bisogni delle persone che lo abitano è un intervento sul processo di relazione con lo spazio.
4. La relazione con il tempo
Quale rapporto costruisco con i ritmi, la durata, la memoria e il futuro? La sostenibilità temporale riguarda il rapporto fra lavoro e recupero, l’organizzazione delle giornate, le fasi della vita e le conseguenze differite delle decisioni. Include anche una responsabilità verso chi abiterà il mondo dopo di noi: molte scelte producono effetti che si manifestano oltre l’orizzonte immediato.
La pianificazione consapevole, la cura dei ritmi di vita, l’educazione alla gestione del tempo e gli strumenti di anticipazione e progettazione del futuro aiutano a esplorare questa direttrice. Sul piano collettivo, l’analisi degli impatti di lungo periodo e la progettazione intergenerazionale rendono visibili conseguenze che altrimenti riceverebbero poca attenzione.
5. La relazione con il pianeta
Come partecipo ai cicli ecologici dai quali dipendo? Aria, acqua, suolo, energia, biodiversità e risorse materiali rendono evidente la continuità fra la nostra esistenza e i sistemi naturali. La domanda di sostenibilità riguarda l’impronta delle nostre attività, la capacità rigenerativa degli ecosistemi e gli effetti delle scelte lungo le catene di produzione e consumo.
L’educazione ambientale, l’ecologia, la conoscenza dei cicli dei materiali, la riduzione degli sprechi, la valutazione degli impatti e le pratiche di consumo responsabile forniscono riferimenti applicabili a diversi livelli. Per un’impresa o un’amministrazione si aggiungono strumenti tecnici, come l’analisi del ciclo di vita e la pianificazione ecologica. L’obiettivo è coltivare relazioni compatibili con la continuità dei sistemi viventi. Un esempio è la transizione energetica: nell’articolo dedicato alle energie rinnovabili esamino come tecnologie, reti, risorse, lavoro e decisioni pubbliche concorrano al risultato.
Come usare la griglia: dalla visualizzazione alla scelta
La vera utilità della griglia emerge quando la utilizziamo periodicamente per esaminare la qualità dei nostri processi di relazione. Possiamo immaginare una ricognizione personale, semplice e ripetibile, articolata in cinque passaggi.
1. Osservare. Percorro le cinque direttrici e riconosco le relazioni più significative nella mia vita attuale. Dove avverto benessere e possibilità di crescita? Dove emergono fatica, squilibri, dipendenze o conseguenze che richiedono attenzione?
2. Valutare la sostenibilità. Considero le risorse consumate e rigenerate, la distribuzione dei benefici e dei costi, l’autonomia delle persone coinvolte e la possibilità di modificare il processo. Mi domando anche quali effetti si manifestino altrove o nel lungo periodo.
3. Individuare un punto d’intervento. Scelgo il processo sul quale è opportuno e possibile lavorare, tenendo conto dell’urgenza, delle mie capacità e dell’influenza che posso esercitare. Un ambito può richiedere un intervento personale, un altro una decisione condivisa o un cambiamento istituzionale.
4. Attivare gli strumenti. Cerco la disciplina, la competenza, la pratica o la collaborazione utile: un percorso psicologico, una tecnica di comunicazione, un cambiamento organizzativo, un intervento ambientale. L’osservazione del bisogno precede la scelta del mezzo.
5. Verificare e apprendere. Torno a osservare gli effetti dell’intervento, raccolgo nuove informazioni e correggo il percorso. Ogni verifica aggiorna la mia comprensione del sistema e rende più consapevoli le decisioni successive.
Questa sequenza può essere ripresa nel tempo. La griglia resta riconoscibile, mentre cambiano le priorità, gli strumenti e le condizioni. La sostenibilità assume così il carattere di un obiettivo dinamico, verso cui tendere attraverso un processo di miglioramento continuo.
Un esempio quotidiano: quando la cura di sé illumina gli altri processi
Immaginiamo che io attraversi un periodo in cui il lavoro occupa gran parte delle giornate, dormo poco e divento meno disponibile verso le persone vicine. La griglia mi aiuta a vedere il quadro complessivo. Nella relazione con me stessa emergono stanchezza e bisogno di recupero; nella relazione con il tempo, ritmi difficili da sostenere; nella relazione con gli altri, tensioni e minore qualità della presenza. Posso inoltre interrogare l’organizzazione degli spazi di lavoro e il modo in cui le mie abitudini incidono sui consumi e sugli spostamenti.
A quel punto individuo alcune azioni realistiche: rivedere gli orari, concordare una diversa distribuzione delle incombenze, dedicare spazio al movimento o, se ne riconosco il bisogno, cercare un sostegno professionale. Dopo qualche tempo verifico che cosa è cambiato. Un intervento su una direttrice può migliorare anche le altre; possono inoltre emergere vincoli strutturali che richiedono il coinvolgimento di altre persone. Il valore della griglia sta nel rendere leggibili questi collegamenti e nell’aiutarmi a scegliere dove agire.
Dalla persona alla politica: la stessa griglia, responsabilità differenti
Il modello è concepito come trasversale: una persona, una famiglia, una scuola, un’impresa, un’associazione o un’amministrazione possono utilizzarlo come schema di orientamento. Cambiano il punto d’osservazione, la disponibilità di risorse, il potere di intervento e le procedure necessarie a valutare i risultati. Quando si passa alla dimensione politica, il reticolo si amplia: i processi coinvolgono popolazioni, territori, istituzioni, ecosistemi e generazioni.
Pensiamo a un comune che voglia riqualificare un quartiere. La direttrice dello spazio porta a esaminare accessibilità, servizi, mobilità e qualità degli ambienti. Quella degli altri interroga inclusione sociale, partecipazione e distribuzione delle opportunità. La relazione con sé richiama la salute e il benessere degli abitanti; quella con il tempo richiede di considerare manutenzione, costi futuri ed effetti a lungo termine; quella con il pianeta orienta la valutazione di suolo, energia, biodiversità e risorse impiegate.
La griglia offre ai decisori una struttura comune per formulare le domande. L’urbanistica, la sanità pubblica, le scienze ambientali, l’economia, la mediazione sociale e le valutazioni d’impatto forniscono competenze e strumenti di indagine. I dati, il confronto democratico e la partecipazione delle persone coinvolte permettono di valutare alternative, riconoscere compromessi e assumere decisioni motivate. La stessa trasformazione urbana può infatti migliorare il verde pubblico e, contemporaneamente, aumentare la pressione abitativa sui residenti: la sostenibilità complessiva richiede di osservare entrambe le conseguenze. Il rapporto fra autonomie territoriali e interdipendenze globali è approfondito anche nella riflessione sul glocalismo. La distribuzione delle risorse offre un ulteriore caso di lettura trasversale, discusso nell’articolo sulla povertà e la ricchezza mondiale.
L’idea dei microprocessi consapevoli, già presente nella prima elaborazione del progetto, trova qui una possibile estensione: l’attenzione coltivata nei singoli ambiti può contribuire, attraverso coordinamento e responsabilità condivise, a processi collettivi più sostenibili. Un sistema sociale evolve mediante l’interazione delle sue parti; la qualità di tale interazione diventa quindi un oggetto specifico di cura.
La consapevolezza come atto etico di volontà
Che cosa significa, allora, essere consapevoli in questa prospettiva? Significa scegliere intenzionalmente di rivolgere attenzione ai processi di relazione, comprendere quanto possibile le loro conseguenze e assumersi la responsabilità di orientare le proprie azioni verso la sostenibilità. La conoscenza alimenta le scelte; l’esperienza e la verifica alimentano nuova conoscenza. È un movimento circolare: esercitiamo consapevolezza per acquisirne ancora.
La consapevolezza, in questo modello, è il processo stesso di ricerca della sostenibilità. Ogni osservazione porta informazioni, ogni scelta produce effetti, ogni verifica modifica le domande con cui torniamo a osservare. Il percorso rimane aperto, perché le condizioni del sistema, i bisogni delle persone e le conoscenze disponibili cambiano continuamente. La consapevolezza prende forma in questo esercizio ricorrente di attenzione, discernimento, intervento e apprendimento; cresce mentre viene praticata.
La consapevolezza agisce come un faro: illumina, di volta in volta, un tratto della rete di relazioni entro la quale viviamo. Con ogni nuova informazione possiamo spostare il fascio di luce, riconsiderare un giudizio e individuare altri punti d’intervento. L’intenzione etica dà una direzione a questo movimento; la sostenibilità dei processi di relazione rappresenta il criterio con cui interroghiamo le conseguenze delle nostre scelte.
Questo orientamento riconosce le differenze fra le persone. Le opportunità di intervento dipendono anche dal reddito, dalla salute, dall’accesso ai servizi, dalle infrastrutture e dai poteri decisionali disponibili. Una lettura sistemica considera questi vincoli e attribuisce responsabilità proporzionate alla reale capacità di incidere. Per questo il modello può essere utile anche a riconoscere quando la sostenibilità di un processo richiede un cambiamento politico o organizzativo.
Sostenibilità come direzione, apprendimento come metodo
La vita cambia, i sistemi si trasformano e ogni intervento produce nuove condizioni. In questo scenario l’errore è una fonte di apprendimento: indica dove le nostre previsioni, i nostri strumenti o le nostre possibilità devono essere aggiornati. La consapevolezza cresce anche grazie alla disponibilità a riesaminare ciò che sembrava funzionare.
La Società Consapevole che immagino nasce dalla diffusione di questa pratica su più livelli: persone che coltivano attenzione verso i propri processi di relazione, comunità che progettano forme di cooperazione, istituzioni che valutano le conseguenze delle politiche e correggono la direzione alla luce dei risultati. Ogni scala conserva la propria autonomia e contribuisce a una visione d’insieme.
A questa introduzione seguiranno articoli di approfondimento dedicati ai meccanismi della griglia e alle sue applicazioni. Alcuni esamineranno la prospettiva della singola persona: come riconoscere i propri processi di relazione, valutarne la sostenibilità, scegliere pratiche pertinenti e osservare gli effetti delle proprie azioni. Altri approfondiranno la scala collettiva: come comunità, organizzazioni e istituzioni possano leggere le interdipendenze, condividere le decisioni e verificare gli impatti nel tempo. Questi percorsi permetteranno di esplorare, con esempi e riferimenti specifici, come ciascun osservatore partecipi al reticolo e contribuisca alla sua trasformazione.
Potrei riassumere l’intento del modello in una frase: migliorare la sostenibilità dei processi di relazione attraverso la luce della consapevolezza. La griglia rende visibili le direttrici; le discipline offrono strumenti concreti; la volontà etica orienta le scelte; la verifica alimenta un nuovo ciclo di apprendimento. È in questa pratica continua, personale e collettiva, che prende forma la possibilità di una Società Consapevole. Questa visione trova una sintesi anche nel Manifesto di Società Consapevole.
Domande frequenti sulla griglia del Corpo Esteso
Perché rappresentare cinque direttrici se i processi reali sono più complessi?
Le cinque direttrici sono porte d’accesso all’osservazione. Ogni dimensione comprende molti sottoprocessi e si intreccia con le altre. La semplificazione consente alla persona di riconoscere le relazioni che la riguardano e di iniziare a interrogarsi sulle loro conseguenze.
Come si concilia una mappa apparentemente statica con le linee di Tim Ingold?
La mappa è una sezione provvisoria dei legami in un dato momento; le linee ne mostrano la storia e il movimento. Come accade osservando un tessuto organico, uno sguardo istantaneo permette di distinguere le connessioni; seguirne lo sviluppo nel tempo permette di comprenderne le trasformazioni.
Come usare la griglia nella vita quotidiana?
Si parte da una relazione concreta, si osservano le sue implicazioni nelle cinque direttrici, si valutano gli effetti e si sceglie un intervento proporzionato alle proprie possibilità. La verifica periodica riapre il processo di consapevolezza e permette di correggere la direzione.
Riferimenti teorici essenziali
von Bertalanffy, L. (1968). General System Theory: Foundations, Development, Applications. George Braziller.
Forrester, J. W. (1961). Industrial Dynamics. MIT Press.
Bateson, G. (1972). Steps to an Ecology of Mind. Chandler Publishing.
Maturana, H. R., e Varela, F. J. (1980). Autopoiesis and Cognition: The Realization of the Living. D. Reidel.
Morin, E. (1990). Introduction à la pensée complexe. ESF.
Prigogine, I., e Stengers, I. (1984). Order Out of Chaos: Man’s New Dialogue with Nature. Bantam Books.
Meadows, D. H. (2008). Thinking in Systems: A Primer. Chelsea Green.
von Foerster, H. (2003). Understanding Understanding: Essays on Cybernetics and Cognition. Springer. https://doi.org/10.1007/b97451
Ingold, T. (2020). Siamo linee. Per un’ecologia delle relazioni sociali (trad. D. Cavallini). Treccani. https://www.treccanilibri.it/catalogo/siamo-linee/
Næss, A. (1989). Ecology, Community and Lifestyle: Outline of an Ecosophy (trad. e revisione di D. Rothenberg). Cambridge University Press. https://doi.org/10.1017/CBO9780511525599